lunedì 27 maggio 2019

La Dea Minerva e la città di York. All’origine dei maestri delle cave.

Nei pressi dell’odierna Chester vi è un luogo dedicato dagli antichi Romani di Britannia alla Dea Minerva, divinità delle guerre giuste, dell’arte, della saggezza e protettrice degli artigiani. 
E’ proprio quest’ultima sua “vocazione” che la portò ad essere raffigurata a migliaia di chilometri di distanza da Roma, proteggendo i lavoratori che dalla cava di arenaria tagliavano e trasportavano i blocchi per la costruzione delle loro fortezze.


La legione Victrix, insieme alla Legio IX Hispana comandata da Quinto Petilio Ceriale, è infatti legata ai maestri costruttori della fortezza di Eburacum (moderna York) che nella tradizione divenne il fulcro originario delle corporazioni di mestiere.
L’ultima menzione di questa legione in Britania risale al 108 d.c, ovvero dopo la distruzione del Tempio di Gerusalemme.
La città di York venne fondata dal governatore romano di Britannia, Quinto Petilio Ceriale, intorno al 71 d.C., con il nome di Eboracum o Eburacum (successivamente evolutosi nell'anglosassone Eofor-wic, poi nel Germanico del nord Jorvìc e infine nella forma attuale inglese York). 
Quinto Petilio Ceriale Cesio Rufo fu genero dell'imperatore Vespasiano.
Vespasiano, prima di diventare imperatore, fu gennerale in Palestina e, a seguito di favori avuti da Giuseppe Flavio, ebreo e sacerdote del tempio in Galilea, lo adottò, concedendogli il nome dei Flavi. (rif. "Et in Arcadia Ego: i miti dei Popoli del Mare, Tipheret editore)
Il figlio di Vespasiano, Tito, comandò le legioni romane che nel 70 d.C. distrussero il Tempio di Gerusalemme.”, portando forse con se il mistero della sacra arte connessa alla costruzione del tempio di Salomone e dell’Arca dell’Alleanza.
Non è quindi un caso che fosse diffuso il culto di una Dea come Minerva, Dea della sapienza e protettrice delle Arti sacre, le stesse che determinarono la costruzione del Tempio di Salomone.
Il destino della Legio Hispana è avvolto nel mistero: nel 120 d.C la Legio Hispana fu sostituita a Eburacum dalla VI Victrix e, secondo alcune leggende, si pensa che si sia unita agli SCOTI (popolazione celtica cristianizzata proveniente dall'Irlanda e insediata nel IV secolo in Scozia), alcune iscrizioni la indicano invece nei Paesi Bassi.
Significativo anche il fatto che i romani diedero a quella fortezza costruita in Britannia il nome di Eburacum.
Il termine Eburacum avrebbe il significato di "popolo dei tassi", un popolo identificato con i Biturgi (De bello gallico: VI, 16-28), considerati i "Re del Mondo" (Bitu "mondo" e Rigi "Re")
Per molti autori antichi (Omero, Erodoto, Pausania, Eschilo etc..) gli Eber (Eburi) sono collegati ai Paleset (Popolo del Mare che occupò la terra di Canaan al tempo in  cui gli Shardana, altro Popolo del Mare, tentò di invadere l'Egitto, per poi diventare alleato del faraone Ramses e in seguito, al tempo di Mosè, assumere la retroguardia delle tribù di Israele verso la Terra Promessa). 
il nome Eburacum sembra anche contenere il mistero di una antica sacra stirpe: quella davidica, poiché Eber, nel Vangelo di Matteo (1,1-16), viene indicato  come antenato di Gesù. Coincidenze? 
Se è vero che per il mondo iniziatico "nulla avvinene per caso", forse non si tratta di coincidenze!
Sembrerebbe quindi esistere una sottile trama che collegherebbe gli Eburi ai Pelasgi della tribù di Giacomo di Alfeo, ovvero degli Esilarchi: i discendenti di stirpe davidica in esilio dopo la diaspora.
Una trama che condurrebbe al mistero del tempio di Salomone trafugato da Tito per giungere nella fortezza di Eburacum (Odierna York) nella quale si sviluppò l’Arte muratoria e le prime gilde di mestiere poste a fondamento della moderna massoneria.

Note
Chi era Quinto Petilio Ceriale Cesio Rufo, genero dell'imperatore Vespasiano, fondatore di Eburiacum (odierna York)?
Era il discendente di Quinto Pompeo Rufo e di Cornelia, una delle figlie di Silla.
Nel 54-56 a.C. Crasso a Lucca concordò il matrimonio tra Cesare e Pompeia, figlia Quinto Pompeo Rufo e di Cornelia Silla.
Marco Licinio Crasso era figlio di una Venulei pisana e fu comandante di una famosa legione romana, la XII Fulminata, legata a molte leggende.
È stato considerato dagli storici l'uomo più ricco di tutti i tempi.
Se nulla avviene per caso i normanni Eburiaci da Vecchiano (originari di York e/o Ivry) molti secoli dopo saranno gli eredi dei Venulei (Vecchiano significa proprio  "terra venuleia").

Bibliografia
Et in Arcadia Ego. I miti dei Popoli del Mare, tipheret editore 2017

https://www.vanillamagazine.it/a-chester-si-trova-un-antichissimo-santuario-romano-dedicato-alla-dea-minerva/

mercoledì 22 maggio 2019

Chi fu il Primo Gran Maestro dei Templari?

"(...) la famiglia di Nocera prende nome da Albertino di Bretagna detto “di Pagano” (m. 1091), discendente del normanno Alberto (Aubert de Cravent) che nel 980 era sceso in Italia con i primi colonizzatori.

PAGANO di Nocera de' Pagani.
"Derivata da un Albertino, cavaliere di Bretagna, il quale, avendo sposato la nipote del suo duca sovrano, per cui adottò nel suo scudo l'armellino, insegna di quel principe, seguì Tancredi il Normanno per conquistare le contrade napoletane occupate dai Saraceni. Edificate alcune case in quel di Nocera, e discacciatine gl'infedeli, a perpetuarne il ricordo, il detto Albertino diè il nome di Nocera de' Pagani a quella città, ed i suoi posteri per la stessa ragione assunsero il cognome di Pagano. Nel napoletano questa famiglia è stata una delle più illustri, avendo goduto nobiltà a Napoli nei sedili di Porto, di Portanova e di Montagna, in Lucera, in Cotrone, in Nocera, in Caserta e in Reggio.
Insignita di alti uffici e di luminose cariche, à posseduto altresì il possesso di più di 60 feudi, dei marchesati di Bracigliano e di Melito e del ducato di Terranova . Grande illustrazione di questa famiglia fu Ugone Pagano uno dei fondatori e primo Gran Maestro dell'Ordine de' Templari nel 1119 .
I Pagani si divisero in molti rami che si stabilirono in Lucera, Nocera, Salerno, Romagna (Susinana, dando origine agli Ubaldini) e Sicilia e di questi non sopravvivono che il ramo di Napoli e quello di Nocera"

Dal libro : Dizionario Storico - Blasonico delle Famiglie Nobili e Notabili Italiane Estinte e Fiorenti ( Volume II° - ristampa anastatica dell'edizione del 1886). Autore : G.B.Crollalanza Edizioni : Arnaldo Forni Editore

Il Cartulaire de l’abbaye de Saint-Père de Chartres (Autori vari, Collection des Cartulaires de France de l’Imprimerie de Crapelet, 1840, Tomo I: Par M. Guerard, Cartulaire de l’abbaye de Saint-Père de Chartres) conferma l’origine normanna della famiglia, più specificamente dai signori di Ivry, imparentati quest’ultimi con i St. Clair sur l'Epte.

Manca purtroppo una precisa genealogia, ma è confortante la notizia che Albertino avrebbe contratto un primo matrimonio con la contessina d’Ivry, Aubree de Bayeux, e un secondo con la nipote del duca di Bretagna.

Chi fu il Primo Gran Maestro dei Templari?

L' ipotesi immagina i Pagano normanni e di stirpe Ebura, che è documentato fosse una popolazione presente in Normandia, area della attuale Evry (feudo dei conti di Ivry) e britannica, area della attuale York.

Un articolo del genealogista Lindsay Brook sosteneva la discendenza dei Plantageneti dai Pagano Ebriaci pisani "The Ebriaci of Pisa, Jewish ancestors of the Plantagents"; articolo che avevo inoltrato al prof. Luzzati (uno dei più importanti studiosi di storia dell'ebraismo) poco prima della sua scomparsa. Il prof.Luzzati aveva indicato il suo scetticismo su un possibile legame ebreo in base alla denominazione Ebriaci: da qui nasce l'ipotesi e la ricerca Ebriaci --> Eburiaci.
Ovviamente è una delle ipotesi, quella accredita dagli accademici universitari sappiamo essere solo quella francese.

Come scrive Mario Caravale (Dizionario Biografico degli Italiani: LVII Giulini – Gonzaga. Roma,2001) su Ugo II, detto degli Eb(u)riaci da Vecchiano, morto avanti il 30 maggio 1136, i documenti pisanidicono in realtà assai poco, come se la sua attività si fosse svolta prevalentemente lontano dallacittà. “(…) Chiamato nei documenti con il soprannome di "Eb(u)riaco", egli era figlio di un altro Ugo che, nel penultimo decennio del secolo XI, aveva fatto parte della schiera dei principali sostenitori pisani di Enrico IV. Intorno al 1090, però, aveva aderito all'azione pacificatrice esercitatadal vescovo di Pisa, Daiberto, sostenitore e collaboratore di Urbano II e Matilde di Toscana (duchessa di Lorena, figlia di Berta di Lotaringia, sepolta a Lucca nel 925, e zia di Goffredo di Buglione) e da allora era tornato a intrattenere ottimi rapporti con il vescovado, che fino a tutta laprima metà del secolo XII fu il primo centro d'autorità della civitas, della quale era il rappresentanteistituzionale verso l'esterno”.

Ugo di Pagano era un influente banchiere ed armatore di Pisa; il padre Ugo I è ricordato come l’ammiraglio ed armatore che mise a disposizione la sua flotta per la crociata delle Baleari nel 1115 sia da Paolo Tronci in “Annali Pisani”, ed. Vannucchi, Pisa, 1829, sia nel “Liber maiolichinus de gestis pisani populi”, (traduzione di Pietro Loi di un manoscrittoconservato presso la Biblioteca Universitaria di Pisa, ed. Giardini, Pisa, 1964). Organizzare una crociata era veramente complesso da un punto di vista logistico in quell'epoca: solo pensare a 120 navi messe a disposizione da Pisa su una flotta commerciale stimata di circa 400 navi.

La presenza salernitana può essere molto probabile perché è documentato accademicamente che i Pagano Eb(u)riaci da Vecchiano fossero legati ad un’altra importante famiglia pisana, i Gaetani, proprietari di un vasto territorio tra Pisa ed il mare, ancora oggi chiamato “al Gatano”, ottenuto il 6 luglio 1051 da Dodo di Ugone di Teperto di Ugone Gaetani, duca di Gaeta, barone dell'Impero e conte di Terriccio. Sia i da Vecchiano che i Gaetani ponevano nello stemma familiare un “cane rampante” per significare la loro discendenza dalla gens Anicia.

Credo sia molto plausibile immaginare che l'Ugo di Nocera e l'Ugo di Pisa (e anche l'Hugh de Payns) siano in realtà la stessa persona.

Interessante inoltre la presenza documentata dell'Ugo da Nocera presso il Casale di San Martino, fuori Forenza, "tra i vigneti di Aglianico", perché l'Ugo da Vecchiano coltivava l'Aglianico, detta uva paria o pariana, originaria della Misia (Turchia); un antico vitigno rosso già coltivato in epoca etrusca che, secondo il Toscanelli, dette anche il nome alla vicina Parrana presso Colle Salvetti.

Curiosamente sia il Bargeo (Pietro Angeli, 1517-1596), con l'esegesi dell'Ugo II pisano, che il Carafa, con l'esegesi dell'Ugo lucano, appartenevano allo stesso ambiente culturale, legato alla Accademia degli Svegliati ed ai circoli anti-aristotelici delle accademie ficiniane.

L'ipotesi dell'Ugo lucano, nata con gli Svegliati del Carafa, ha un'origine irlandese normanna. Il Carafa si dichiarava discendente dell'Ugo dei Pagani da Nocera.

L'attuale famiglia Guerrieri, discendente dei Pagani da Nocera, ha inquartato al centro dello stemma una testa di moro (non bendata) che rappresenterebbe il noto Ugo, secondo la tradizione familiare.

https://www.facebook.com/first.templar.in.vecchiano/

https://www.facebook.com/sacrofemminino/



mercoledì 1 maggio 2019

FABRIANO chiesa di Santa Maria Maddalena, i templari e l’ospedale.


Anche se la data della fondazione della chiesa non è nota, è certo, come si può vedere da un legato testamentario, che essa esisteva già nel 1326. In seguito l’ospedale era diretto da un Rettore religioso che era responsabile anche della chiesa. Più tardi furono chiamati i frati di Santo Spirito per amministrare l’ospedale.  Essi vestivano di nero con il simbolo di una doppia croce di colore rosso, il loro ordine era regolare, laico ad eccezione di qualche sacerdote, ed era stato fondato dal cavaliere templare francese Guido dei conti di Guillaume di Montpellier nel 1170, egli assisteva nella sua città gli infermi e i pellegrini, creò nel 1174 la casa hospital Saint Esprit. Nel 1198 l’ordine fu approvato dal Papa Innocenzo III che trasferì la sede centrale a Roma nell’ospedale di S. Spirito in Saxia e si doveva occupare dei malati, dei poveri e degli orfani, furono chiamati per tale scopo persone esperte in medicina
  (Simbolo dell’Ordine fondato dal cavaliere templare francese Guido dei conti di Guillaume di Montpellier) 

Si rimanda all’articolo
https://fabrianoculturale.wordpress.com/2013/01/13/chiesa-di-santa-maria-maddalena-ospedale-e-molto-piu/


https://fabrianoculturale.wordpress.com/2013/01/13/chiesa-di-santa-maria-maddalena-ospedale-e-molto-piu/

martedì 30 aprile 2019

Sant’Antonio Abate e i monaci ospitalieri del Tau

S. Antonio Abate nacque nel 251 d. C. a Coma, l’attuale Qumans, una piccola cittadina situata nel cuore dell’Egitto. La vita del santo è accuratamente descritta e diffusa nella Vita Antonii a partire dal 357 circa, da Atanasio, vescovo di Alessandria d’Egitto.
Fondatore del monachesimo anacoreta (tipico dei monaci che vivono in isolamento dedicandosi alla preghiera e alla contemplazione), durante la sua lunga vita fu tentato e percosso dal demonio, ma riuscì sempre ad uscirne vittorioso e rafforzato nello spirito.
Nel periodo medievale, il culto di Sant’Antonio fu reso popolare soprattutto per opera dell’ordine degli Ospedalieri Antoniani, che ne consacrarono altresì la iconografia: essa ritrae il santo ormai avanti negli anni, mentre incede scuotendo un campanello, in compagnia di un maiale, animale dal quale essi ricavavano il grasso per preparare emollienti da spalmare sulle piaghe e dare sollievo agli ammalati. In alcuni casi data la sua abilità nel curare, appunto, il morbo dell’ignis sacer o l’herpes zoster, conosciuto meglio con il nome di fuoco di Sant’Antonio, il santo viene raffigurato con il fuoco ai suoi piedi.
 

Antonio, oltre ad essere un santo capace di sconfiggere il demonio, si dota, durante il Medioevo, di poteri taumaturgici, ovvero di guarigione
 Gli Ospedalieri Antoniani, seguivano come maestro spirituale Antonio.
Il bastone da pellegrino, che termina spesso con una croce a forma di tau di colore rosso e il mantello con lo stesso simbolo cucito, adottato come simboli dagli Antoniani, completano la sua semplice ma decisa iconografia. Più rara è  l’immagine dell’eremita circondato da donne sensuali che rappresentano le tentazioni carnali a cui il santo dovette far fronte nella sua vita.

Il segno del Tau (Tav in ebraico) ha un’origine antichissima, ripresa più volte dalla Bibbia come nel libro della Genesi (4,15), nell’Esodo (12,7), in Giobbe (31, 35), ma soprattutto in Ezechiele (9, 3-4), indicandolo come Sigillo del Signore in grado di donare salvezza.
(...)
Il Segno del Tav corrisponde all’ultima lettera dell’alfabeto ebraico e, per questo, rappresenta la totalità delle cose create, l’assoluto, la perfezione, che consente al soffio dinamico di Shin di produrre la diversità delle forme, al pari del duo egizio Thot e della sua sposa Maat, regolatori dell’energia del dio serpente Atum.
La Tav, essendo la ventiduesima lettera dell’alfabeto ebraico,  è anche espressione del “Femminino Sacro”, richiamando le 22 Sacre Donne della Bibbia e Maria Maddalena, la prediletta di Gesù, festeggiata, non a caso, il 22 luglio, nel settimo mese dell’anno (22/7).
 I numeri 7 e 22 evocano, secondo Sepher Yetzirah, il “Libro della Formazione”, l’immagine della luna come espressione dell’antica Dea.
  ”Egli fece la lettera tav e la coronò. Con essa formò la Luna, il giorno 7 dell’anno, la bocca dell’anima”.
La lettera Tav è formata combinando le lettere Dalet e Nun che insieme formano la parola Dan, con il doppio significato di Giudice e Serpente.
Dan fu una delle dodici tribù di Israele che Mosè pose a retroguardia del popolo di Israele in fuga dall’Egitto per proteggerlo e curare i malati.
L’emblema della tribù era infatti costituito da un serpente avvolto a un’asta a forma di Tau.”
(Il simbolismo del Tau è tratto dal libro: “Et in Arcadia Ego. I miri dei Popoli del Mare, Tipheret editore).

Antonio, dal greco Αντώνης (Antōnīs), Αντώνιος (Antōnios) significa proprio chi fa fronte ai suoi avversari.
Secondo altri Antonio deriva da ana, che vuol dire in alto, e tenens, “che tiene”, come a dire “colui che possiede le cose celesti e che disprezza quelle terrene”.
Riporto di seguito alcunidetti attribuiti a Sant’Antonio tratti dalla “Leggenda Aurea” di Jacopo da Varazze:
- Se volessimo andare oltre misura, ben presto ci spezzeremmo; per questo ogni tanto occorre allentare il rigore della nostra vita.
- Non credere infallibile la tua giustizia; modera la tua gola e la tua lingua; non rimpiangere le cose passate.
- Quelli che rinunciano al mondo e vogliono avere del denaro sono attaccati e fatti a pezzi dai demoni
- Chi sta in solitudine sfugge a tre nemici l’udito, la parola è la vista. Non gliene resta che uno da combattere: il cuore.

Bibliografia
Massimo Agostini, “Et in Arcadia Ego. I miti dei Popoli del Mare”, Tipheret editore 2017.
Iacopo da Varazze, “Leggenda Aure”, Einaudi editore.
George Lahy, “L’alfabeto ebraico. I ventidue arcani della Qabalah”, 2008.
https://taucommunity.it/category/il-tau-di-santantonio-abate
http://www.cultora.it/art-pills-domenico-morelli-la-pittura-mistica-religiosa/amp/

sabato 9 marzo 2019

Simposio filosofico. Maria Maddalena e la cappella di Rosslyn

Intervista a Massimo Agostini

In un simposio filosofico dedicato a Maria Maddalena e alla Cappella di Rosslyn tenutosi a Latina organizzato dal Capitolo de Lantaarn del Rito di York e la Compagnia de Galantomeni nell’ambito di una serie di simposi filosofici, che hanno riscosso il favore del pubblico. A tavola si sono confrontati accademici delle più disparate estrazioni culturali e disciplinari. Tutti a spiegarci i modi e le latitudini del loro perché.
Ieri sera è stata la volta di Massimo Agostini, saggista, blogger e vicepresidente del Clan Sinclair Italia in una serata dedicata alMistero di Maria Maddalena e alla Cappella di Rosslyn

giovedì 7 marzo 2019

Ipazia


Santa Caterina di Alessandria, protettrice delle Arti liberali e immagine della Sophia, insieme a Maria Maddalena era oggetto di una particolare venrazione da parte dei TEMPLARI.
Santa Caterina Alessandrina viene da alcuni identifica con la sapiente Ipazia, martire dell'intolleranza dogmstica.
Santa Csterina come simbolo della Sophia gnostica!!!!

 La

sapiente Ipazia,la filosofa pagana uccisa dai cristiani!
il mondo illuminato non può dimenticare Ipazia, la filosofa bizantina assassinata ad Alessandria d’Egitto dalle milizie fondamentaliste cristiane del vescovo Cirillo nella primavera del 415, poco prima di Pasqua.




La dinastia reale degli zingari scozzesi.

di Douglas Swannie
La dinastia reale degli zingari scozzesi

La dinastia reale degli zingari scozzesi
Abbiamo tutti sentito del leggendario re scozzese del XIV secolo Robert the Bruce e della potente dinastia Stewart del XVI e XVII secolo; queste due famiglie hanno lasciato un segno indelebile nella storia scozzese. Ma sapevate che c'era un'altra monarchia in Scozia, un lignaggio perduto così nobile che i suoi re e regine rivaleggiavano con il prestigio e il rispetto dovuti ai Bruce e agli Stewart?
Era una dinastia di zingari.
Gli antropologi hanno rintracciato gli zingari in tre migrazioni dall’Asia circa 1700 anni fa: i Rom (zingari occidentali) dal Pakistan e dall'India settentrionale, i Lomavren o semplicemente Lom (zingari centrali) dalla Turchia orientale e dall'Armenia, e i Domari (zingari orientali) dal Medio Oriente e dall'Egitto. È probabile che proprio a quest’ultimo gruppo appartenessero gli artigiani, fabbri, maniscalchi, venuti dall’Egitto [in inglese egyptians (egiziani) è foneticamente molto simile a gypsies (zingari)], al seguito dei Templari in Europa, dopo le crociate. La famiglia Sinclair permise loro di risiedere nei loro possedimenti a Roslin, e da qui nasce la curiosa diceria sui Sinclair protettori degli zingari. Nella fase finale della battaglia di Bannockburn (1314), questi artigiani (chiamati "small folk", piccola gente, secondo i testimoni) attaccarono coraggiosamente il fianco dell’esercito inglese, contribuendo alla vittoria finale delle forze scozzesi al comando di Re Robert Bruce.


Re degli Zingari
Il titolo di Re degli Zingari, utilizzato in varie parti del mondo, in Scozia ha una solida base storica. Infatti nel 1540 una lettera con il Sigillo privato di Re Giacomo IV garantiva a "oure louit Johnne Faw, lord and erle of Litill Egipt” [il nostro amato Johnnie Faa, Signore e Conte del piccolo Egitto (termine che identificava gli zingari in Scozia, che affermavano di essere stati espulsi dall’Egitto da parte dei Saraceni)] l’autorità di comandare su tutti i zingari di Scozia e raccomandava a tutti gli sceriffi di assisterlo nel eseguire la Giustizia per il suo popolo, conformemente alle “leggi d’Egitto”.
Diversi Faa fecero carriera nei secoli: uno diventò perfino parlamentare, un altro faceva il balivo a Dunbar, e una famiglia Faa a Dunbar prosperò così tanto nel campo mercantile con molti collegamenti nei porti del Baltico e del Mediterraneo che molte delle migliori famiglie mandavano i loro figli da loro per fare un apprendistato nel ramo commerciale. Infine, nei primi anni del 1700, un George Faa fu perfino Maestro Venerabile della Loggia massonica di San Giovanni a Kelso.
Qualche decennio dopo, ad un suo discendente, William Faa II, veniva ancora riconosciuto il suo titolo ereditario di "Re degli zingari". Fu incoronato nel 1784 e quando morì all'età di 96 anni, il 9 ottobre 1847 a Kirk Yetholm, il giornale locale Kelso Mail riportò il suo necrologio intitolato " La morte di un re zingaro ", che diceva che egli era “sempre stato considerato un personaggio più rispettabile di qualsiasi altra persona della sua gente, e poteva vantarsi di non essere mai stato in prigione durante la sua vita.”
Poiché William Faa II non aveva figli, la Corona di Sovrano degli Zingari passò al marito di sua sorella Ester, Charles Blythe (1775-1861), un uomo colto e rispettato. Alla sua morte, i suoi figli combatterono per la corona e alla fine, prevalse sua figlia Esther Faa Blythe che fu incoronata come regina e regnò fino al 1883, quando la cultura zingara iniziò a declinare. Nel 1898, suo figlio Charles Faa Blythe Rutherford fu incoronato Re degli Zingari: morì nel 1902 e il titolo non è stato più reclamato.


Una seconda dinastia degli zingari
Esisteva comunque una seconda dinastia reale zingara in Scozia, sebbene questa non fu mai riconosciuta dai Re scozzesi. Il titolo era stato reclamato da Billy Marshall (1672-1792), che si dice abbia vissuto per 120 anni. Fu un personaggio che attirò la curiosità perfino del famoso romanziere scozzese Sir Walter Scott. Era conosciuto con diversi nomi, come "Caird of Barullion" (Caird significa abile zingaro e Barullion è il nome di una catena montuosa nel sud della Scozia). Era anche detto "Re dei Randies (randagi)": il termine Randies si riferiva a uomini energici, che disprezzavano l'autorità. Non a caso Marshall era stato anche un militare che aveva disertato l'esercito e la marina diverse volte, fu coinvolto in attività legali come allevamento e commercio di cavalli e illegali come commercio di whisky, rapina, contrabbando di tè e liquori e borseggio organizzato, e nel 1723-1725 fu a capo della rivolta dei “levellers”, piccoli contadini che protestavano contro lo strapotere dei grandi allevatori di bestiami.
Quando Billy Marshall morì, fu sepolto in una tomba con una misteriosa pietra tombale che mostrava un paio di corna, che si ritiene rappresentino il segno zodiacale dell'Ariete, che simboleggia la forza e l'energia di un guerriero, e due cucchiai di corno incrociati, che raffiguravano il desiderio che la sua gente non avesse mai da soffrire la fame.