mercoledì 28 gennaio 2026

Fano, la Nave della Dea Iside, Fortuna e il Carnevale che ritorna

Fano non è solo una città di mare.

È un luogo di memoria, dove storia e rito si intrecciano.

Questo video è un viaggio simbolico e storico che parte da Fanum Fortunae, la città romana dedicata alla Dea Fortuna, per risalire alle antiche celebrazioni marittime del Navigium Isidis, fino alle forme trasmutate del Carnevale.

Tra archeologia, mito e tradizione popolare, emerge il filo invisibile di un rito che non si è mai spezzato: quello della rinascita, del mare e della primavera.

Un racconto per immagini e parole, dove la Dea cambia nome e volto, ma continua a tornare.

Il racconto continua su YouTube

Scopri la nave della Dea e il rito che ritorna.



Fano, la Nave della Dea e il carnevale

  Fano, la Nave della Dea e il carnevale

Fano, la Nave della Dea e il carnevale





lunedì 19 gennaio 2026

il Cristo deriso

 


Questo quadro mi ha incuriosito profondamente. È il Cristo deriso del Beato Angelico, frate domenicano, e colpisce subito per un aspetto quasi sorprendentemente moderno, per certi versi persino surrealistico. Accanto a una realtà figurata, stabile e centrata nella figura di Cristo, compare una realtà altra, immaginata, disarticolata: quelle mani e quei volti senza corpo che schiaffeggiano, deridono, colpiscono. Un’immagine che può rimandare al Vangelo di Luca, quando Cristo viene bendato e schernito – «Indovina chi ti ha colpito» – ma che va oltre la semplice illustrazione del testo evangelico. È proprio questa frattura visiva a generare la domanda: che cosa sta realmente mostrando Angelico? L’interpretazione classica legge nella figura femminile la Vergine Maria e in quella maschile San Domenico, in una scena pensata per la meditazione sulla Passione. Eppure, osservando con attenzione, quella donna appare sorprendentemente giovane, raccolta, più iniziata che madre. Da qui nasce il desiderio di spingere lo sguardo oltre: e se, simbolicamente, fosse Maria Maddalena? Non come forzatura, ma come possibilità interna alla cultura domenicana stessa, che nella Legenda Aurea riconosce in Maddalena l’apostola degli Apostoli, la prima depositaria dell’annuncio. A me piace pensare a questa seconda lettura, perché trasforma l’immagine in una struttura sapienziale: Cristo al centro, Logos silente e velato; ai piedi, il cuore che ha visto e custodisce, e l’intelletto che medita e trasmette. Non solo Passione, ma passaggio della conoscenza; non solo dolore, ma memoria viva del Mistero.


mercoledì 7 gennaio 2026

L’adorazione di Priapo

 L’adorazione di Priapo nell’Hypnerotomachia Poliphili: un rituale iniziatico tra eros, alchimia e rinascita

di Massimo Agostini

Nel vasto e onirico universo dell’*Hypnerotomachia Poliphili* — capolavoro incunabolo pubblicato da Aldo Manuzio a Venezia nel 1499 — una xilografia in particolare cattura lo sguardo e inquieta la coscienza. Raffigurata con la cura di un mandala rinascimentale, la scena nota come *L’adorazione di Priapo* è molto più di un semplice episodio mitologico: è un condensato di simbolismo iniziatico, alchemico e cabalistico.

Al centro dell’immagine, sotto un baldacchino vegetale che evoca l’Albero della Vita, troneggia Priapo: divinità fallica e campestre, ma qui elevata a figura ieratica e centrale. Il suo fallo eretto domina la composizione, non in senso osceno, ma come “axis mundi”, segno del potere generativo e della forza creativa primordiale. L’eros, in questa visione, non è semplice piacere sensuale: è l’impulso cosmico che muove i mondi, l’energia originaria da cui scaturisce ogni trasformazione.

A circondare il dio troviamo diciannove donne e cinque uomini, raccolti in un atteggiamento cerimoniale. Le sacerdotesse, in particolare, svolgono un ruolo attivo: sono esse a sacrificare un asino in primo piano, sotto l’erma fallica della divinità. Questo gesto, apparentemente brutale, è carico di significato esoterico. L’asino rappresenta la natura istintiva, la parte materiale e testarda dell’essere umano. Il suo sacrificio non è tanto un’offerta cruenta quanto un atto simbolico di *trasmutazione*: la sublimazione dell’energia animale in forza spirituale, principio fondamentale dell’alchimia.

La scena può essere letta secondo le tre fasi della “magnum opus

Nigredo: il sacrificio, l’oscurità, la decomposizione della materia grezza (l’asino);

Albedo: la presenza delle sacerdotesse, agenti interiori di purificazione e distinzione;

Rubedo: la figura di Priapo, fuoco e rigenerazione, potenza ritrovata nell’unità di spirito e corpo.

Il baldacchino di rami e foglie sopra il dio richiama direttamente l’Etz Chaim della Cabala: l’Albero della Vita che connette le sfere divine con la realtà terrena. La figura fallica occupa simbolicamente la posizione centrale dell’albero, Tipheret, dove si incontrano grazia e bellezza, equilibrio tra forze opposte. Le diciannove donne (numero lunare) e i cinque uomini (numero umano) suggeriscono una danza cosmica tra cielo e terra, tra tempo ciclico e eternità.

Non è un caso che Polifilo, protagonista del libro, si muova in un sogno dentro il sogno, dove ogni edificio, giardino o rito non è solo paesaggio, ma enigma. Questa xilografia diventa così un rituale visivo di iniziazione, chi guarda non è spettatore, ma potenziale adepto, chiamato a penetrare il velo dei simboli e a riconoscere in essi il riflesso della propria interiorità.

In un tempo che separa erotismo e spiritualità, Hypnerotomachia Poliphilii ci restituisce una visione integrata e potente dell’umano: **dove il desiderio non è colpa, ma via di conoscenza**. E dove l’architettura del sogno è forse la più duratura delle costruzioni.

Che cos’è l’Hypnerotomachia Poliphili

L’Hypnerotomachia Poliphili, pubblicato a Venezia nel 1499 per i tipi di Aldo Manuzio, è uno dei libri più misteriosi e affascinanti del Rinascimento. Scritto in uno stile ibrido che mescola latino, italiano e neologismi volutamente oscuri, narra il viaggio onirico di Polifilo alla ricerca della sua amata Polia, attraverso paesaggi surreali, rovine classiche, templi enigmatici e riti esoterici. Ogni elemento — testo, immagini, architetture — è carico di simboli alchemici, mitologici e filosofici. Considerato un capolavoro assoluto della tipografia e della cultura rinascimentale, è al tempo stesso racconto d’amore, sogno visionario e trattato iniziatico mascherato da allegoria.