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venerdì 14 luglio 2017

A proposito del Rito di York: l'origine di un percorso iniziatico

Nell'ambito delle mie ricerche su temi spirituali ed iniziatici, mi sono ritrovato a percorre le vie della conoscenza del più antico rito massonico: quello dell'Arco Reale, indicato anche come Rito di YORK: un rito che appartiene alla storia della massoneria e per questo definito come ancients, gli ‘antichi’, per distinguerlo dalla più moderna massoneria speculativa, emersa all'inizio del XVIII secolo, indicata ivece come moderns, ‘accettati’.
 Tra ‘moderns’ e ‘ancients’ vi è una profonda differenza iniziatica: i primi, ancora oggi, lavorano “alla ricerca della parola perduta”, che invece negli ancients è costitutiva del percorso del Maestro.
In massoneria ogni rituale, simbolo, parola, contiene un intimo significato recondito, che deve essere svelato, e poiché, nel mondo iniziatico, nulla è posto a caso, appare del tutto singolare, anche per un profano alla ricerca di verità storiche, che l'antico Rito massonico dell'Arco Reale faccia riferimento, nel suo nome, all'antica città inglese diYork. 
La città di York venne fondata dal governatore romano di Britannia, Quinto Petilio Ceriale, intorno al 71 d.C., con il nome di Eboracum o Eburacum (successivamente evolutosi nell'anglosassone Eofor-wic, poi nel Germanico del nord Jorvìc e infine nella forma attuale inglese York). 
Il termine Eburacum avrebbe il significato di "popolo dei tassi", un popolo identificato con i Biturgi (De bello gallico: VI, 16-28).
Quindi il Rito di York avrebbe il significato di "Rito degli Eburi", ovvero dei Biturgi, considerati i "Re del Mondo" (Bitu "mondo" e Rigi "Re")
Per molti autori antichi (Omero, Erodoto, Pausania, Eschilo etc..) gli Eber (Eburi) sono collegati ai Paleset (Popolo del Mare che occupò la terra di Canaan al tempo in  cui gli Shardana, altro Popolo del Mare, tentò di invadere l'Egitto, per poi diventare alleato del faraone Ramses e in seguito, al tempo di Mosè, assumere la retroguardia delle tribù di Israele verso la Terra Promessa). 

il nome Eburacum sembra anche contenere il mistero di una antica sacra stirpe: quella davidica, poiché Eber, nel Vangelo di Matteo (1,1-16), viene indicato  come antenato di Gesù. Coincidenze? 
Se è vero che per il mondo iniziatico "nulla avvinene per caso", forse non si tratta di coincidenze!
Sembrerebbe quindi esistere una sottile trama che collegherebbe gli Eburi ai Pelasgi della tribù di Giacomo di Alfeo, ovvero degli Esilarchi: i discendenti di stirpe davidica in esilio dopo la diaspora.
Quinto Petilio Ceriale Cesio Rufo fu genero dell'imperatore Vespasiano.
Vespasiano, prima di diventare imperatore, fu gennerale in Palestina e, a seguito di favori avuti da Giuseppe Flavio, ebreo e sacerdote del tempio in Galilea, lo adottò, concedendogli il nome dei Flavi. (rif. "Et in Arcadia Ego: i miti dei Popoli del Mare, Tipheret editore)
Il figlio di Vespasiano, Tito, comandò le legioni romane che nel 70 d.C. distrussero il Tempio di Gerusalemme.
Quinto Petilio Ceriale fu a capo della Legio IX Hispana: l'ultima menzione di questa legione in Britania risale al 108 d.c, ovvero dopo la distruzione del Tempio di Gerusalemme, quando costruì la fortezza di Eburacum (moderna York). 

 testimonianza del culto di Mitra in Eboracum

Il destino della Legio Hispana è avvolto nel mistero: nel 120 d.C la Legio Hispana fu sostituita a Eburacum dalla VI Victrix e, secondo alcune leggende, si pensa che si sia unita agli SCOTI (popolazione celtica cristianizzata proveniente dall'Irlanda e insediata nel IV secolo in Scozia), alcune iscrizioni la indicano invece nei Paesi Bassi.

Altre ipotesi vedono la Legio Hispana tra le legioni romane impegnate in Giudea nel 132 d.C. per sedare la rivolta di Bar Kochba.
Il nome Eburiacum si ritrova anche nella radice dei toponimi di diverse città della Gallia e Luistania (Portogallo).
In Francia si identifica con Évry, Ivry, Ivrey, Avorio, come nel toponimo Ivry-la Bataille (Eure, Ebriaco nel 1023-1033)
Quindi il toponimo Eburiacum, oltre che nella città di York, lo si ritrova collegato a Ivry (oggi Evry) in Normandia, con il significato di: "terra degli Eburiaci".
Ivry fu il feudo dei conti Eb(u)riaci, ovvero della stirpe che diede i natali al primo Gran Maestro dei Templari.
Singolare anche il fatto che nello stemma di Ivry compaiono, ancora oggi, tre teste di moro bendate, con un richiamo allo scudo di famiglia di Ugo de Paganis (Hugo de Payns) fondatore dei Templari. (rif. “Et in Arcadia Ego - i miti dei Popoli del Mare”, Tipheret Editore).


 
Si legge nel sito di Evry "(...) all'epoca della conquista romana vi venne costruita una villa rustica di proprietà di Apro (latino Aper), che diede il nome di Aproniana o Aperacum". Aper da cui Apro, Aproniani, ovvero gens Apro-nia: i Venulei Aproniani da cui discendono i normanni Pagano da Vecchiano, Pagano da Corsera, Pagano da Ibelin.

Altre curiose coincidenze:

- Pompeia Celerina dei Pompeii era sposata con Lucius I Venuleio Octavius Prisco; la figlia di Pompeia, Calpurnia, era moglie di Plinio il Giovane.
Il nipote di Lucius fu pretore e legato della legione I Italica (come il padre) sotto Antonino Pio, poi console suffetto (forse nell'anno 145), legato imperiale (ossia governatore) della provincia di Spagna, Citeriore e della Britannia (ancora sotto Antonino Pio). E' ben noto storicamente che i bolli laterizi dei Venulei (Vecchiano significa "terra dei Venulei") sono stati ritrovati nel vallo di Adriano in Britannia, oltre al fatto che i Venulei abbiano costruito i teatri di Pisa, di Copia (Sibari) in Calabria e Ferrentino nel Lazio.
- Marcus Artorius Primus (Marci libertus), legato alla leggenda di re Artù, è citato nel Corpus Inscriptionum Latinarum come autore degli ampliamenti e rifacimenti del teatro grande di Pompei, che crollò in seguito al terremoto dell’anno 63 d.C. (C.I.L., X, 841, 807); amico di Plinio il Giovane nei cui possedimenti portò a termine alcuni edifici.
Artù è chiamato l'"Orso di Britannia" da alcuni scrittori. "Arktouros" ("Arcturus" per i Romani, e "Arturo" in italiano), ovvero "guardiano dell'orsa", era il nome che i Greci davano alla stella in cui era stato trasformato Arkas, o Arcade, re dell'Arcadia.
I Venulei appartennero alla casta sacerdotale romana degli Arvali (Frates Arvales), una sorta di monaci-guerrieri (milites: nobili cavalieri) ante litteram.

tempio dei Frates Arvales

La leggenda fa risalire la loro origine al tempo di Romolo, primo re di Roma, anche se si può dedurre dalla storia di Acca Larentia che esistevano prima della fondazione della città.
Il loro compito era l'adorazione di Dea Dia ,dea della fertilità, simile alla Dea Ceres (Iside).

Dea DIA

 Nel mese di maggio si teneva la festa della Dea, della durata di tre giorni, dove venivano offerti sacrifici, con balli, canti e cerimonie ierogamiche, all'interno del tempio della dea.


Carmen Arvale
 Enos Lases iuuate
Enos Lases iuuate
Enos Lases iuuate
Neue lue rue Marmar i peccati incurrere in pleores
Neue lue rue Marmar i peccati incurrere in pleores
Neue lue rue Marmar i peccati incurrere in pleores
Satur fu, fere Marte, limen sali, sta berber
Satur fu, fere Marte, limen sali, sta berber
Satur fu, fere Marte, limen sali, sta berber
Semunis alternei advocapit conctos
Semunis alternei advocapit conctos
Semunis alternei advocapit conctos
Enos Marmor iuuato
Enos Marmor iuuato
Enos Marmor iuuato
Triumpe triumpe triumpe triumpe triumpe


La Famiglia dei Pagani Eb(u)raici è presente con linee genealogiche anche in Toscana e nel sud dell’Italia.
Gli storici accreditano infatti come capostipite dei normanni Pagano da Corsena (oggi Bagni di Lucca) un figlio di Alberto (Aubert de Cravent) e di Aubree de Bayeux (contessa d’Ivry), citato per la prima volta in una carta del 960, in cui il vescovo di Lucca gli vendeva la chiesa di San Paolo a Vico Pacelarum.
Uno dei figli di Beraldo, Rodilando, è ricordato in due carte del 1011, dove compra dei terreni dai canonici di San Martino e, nella seconda, offriva agli stessi canonici le decime che possedeva a San Paolo a Vico Pacelarum
Nel primo dei suddetti documenti, sul margine, è annotato «de isto Rodilando fuit Beraldus qui Paganellus dicebatur anticuus Porcarensium».
Figlio di Rodilando fu Albertino detto dei "Pagano da Corsena”, Cavaliere dell’Ordine del Tau di Altopascio.
Una delle più antiche scacchiere a 64 elementi conosciute si trova curiosamente proprio a Vico Pacelarum nella chiesa di S. Paolo Apostolo, edificata nell’anno 873.
Il figlio Alberto (Aubert de Cravent) e di Aubree de Bayeux (contessa d’Ivry) potrebbe essere sceso in Italia con i primi colonizzatori di quella regione.
Pisa venne saccheggiata dal normanno Rollo (Gongu-Hrolfr, figlio di Rognvaldr, 1' duca di Normandia) nel 860 con 150 navi che arrivarono, risalendo l'Arno, fino a Fiesole.
I normanni “Pagano Ebriaci castra dominus" di Chartres parteciparono alla costruzione della Abbazia di Saint-Pere a Chartres nel 930.


Importante è anche il legame dei Pagano Eb(u)riaci con l’antica famiglia etrusco-romana dei Venulei.  I Pagano da Corsena, come I Pagano da Vecchiano (con legami di sangue con i Venulei) sono entrambi di discendenza normanna secondo gli storici accademici. (cit. Et in Arcadia Ego: i miti dei Popoli del Mare).
Il romanzo "dopo Gesu'" (1909) del lucchese Giovanni Rosadi, giurista, storico, scrittore, ministro dell'istruzione, pastore Alfeo ed amico dell'archivista pisano Clemente Lupi (che si occupo' degli scavi delle terme di Nerone dei Venulei a Pisa), ricostruisce una immagine (romanzata) dei Venulei, importante famiglia etrusca-romana con interessi dalla Britannia alla Spagna.
Si tratta certo di un racconto romanzato ma questo non lo rende meno interessante, suggestivo ed intrigante per una conoscenza dei Venulei, duoviri della colonia Alfea, e del giudeo-cristianesimo, ovvero delle prime comunità cristiane, cioè di famiglie nobili ebraiche (e, nel caso della chiesa gerosolimitana, anche gentili) come la dinastia dei Mi Beth EL, forse da identificare nei discendenti di Giacomo d'Alfeo (da cui il nome Alfea di Pisa), conosciuto come Giacomo il Giusto nei Vangeli, cugino di Gesù, attestati a Pisa dal 1007 ed arrivati in citta' con Tito Flavio dopo il 70 d.C. secondo la Jewish Enciclopedia (1906).

A Nablus - nel 135 dC - termina la rivolta di Bar Kokhba, sedata dalla I° legio Italica con sede nella Moesia Inferiore (attuale Romania e Bulgaria), comandata da Lucius (I) Venuleiis. Bar Kokhba era figlio di Rabbi Gamaliel II, secondo nasi (principe) esseno dopo la ricostruzione del Sanhedrin. Il primo nasi (principe) fu John bar Zecharaiah, conosciuto come "John the Baptist" (San Giovanni Battista, figlio di Zaccaria ed Elisabetta).

Robert Feather - autore de “Il Segreto del Rotolo di Rame di Qumran” - sostiene che i manoscritti di Qumran sono collegati alla rivolta di Bar Kokhba del 132-135 d.C., terza maggiore ribellione degli Esseni della Provincia della Giudea e ultima delle Guerre Giudaico-Romane. La rivolta decreto' la nascita di una forma mistica dell'ebraismo conosciuta oggi come la Kabbalah.

Quindi 2 curiose coincidenze storiche legate al luogo del ritrovamento dei manoscritti di Qumran: 

- la prima che Bar Kokhba era discendente di San Giovanni Battista, fondatore di una comunità che fu all'origine di alcuni movimenti religiosi del I secolo d.C. - giudaici non-rabbinici (come quella fondata da Gesù di Nazareth) e di comunità gnostiche (come quelle fondate da Dositeo, Simone Mago e Menandro).
-   la seconda che tra i tanti posti in Palestina dove costruire un castello, i Pagano di Ibelin lo costruiscono proprio sulle rovine di Nablus (poi Iamnia poi Ibelin oggi Yavne).
Appare al quanto curioso che la Legio I Italica, comandata proprio da un Venulei, si inviata a reprimere la rivolta giudea, detta di Bar Kokhba, nel 132-135 dC e che, al tempo delle crociate, un discendente dei Venulei (Pagano di Ibelin)  fonda in Terrasanta un castello, così come sostenuto dai "pastori" Alfei d'Arcadia a inizio novecento.
La coincidenza che la I legio "Italica" fosse apprezzata per la sua abilità nel costruire strade e ponti (come i cavalieri del Tau di Altopascio) ed avesse come simbolo un toro e sugli scudi due lettere greche (χρ) fornisce a questa vicende un certo alone di mistero.
Sarebbe infatti straordinario, se fosse vero, che, in tempi non ancora del tutto cristiani (132-135 d.C.) sugli scudi di una legione romana fosse riprodotto il simbolo (χρ), che corrisponde all'appellativo di Gesù, il messia!

 Ritornando al toponimo Eburacum (York), nella "Historia Brittonum" si narra che capostipite dei britanni fu Brito o Bruto[1], discendente dai superstiti della guerra di Troia (figlio o nipote di Enea).
Enea, dopo la guerra di Troia, si stabilì in Italia (Etruria) e suo figlio Ascanio fondò Alba Longa.
Da Ascanio o da Silvius, identificato come il secondo figlio di Enea, nacque Bruto, la cui madre morì di parto.
Il ragazzo, di nome Brutus, in una battuta di caccia uccise accidentalmente suo padre con una freccia, per questo venne bandito da Italia.
Dopo essere stato esiliato dall'Etruria, Bruto scappò in Grecia, dove si riunì ad altri "ARCADI"; giunse quindi nell'isola di Creta, dove, nel tempio di Diana, dopo aver praticato un antico rituale, ebbe la visione della terra in cui egli è destinato a stabilirsi: un'isola nel mare occidentale, abitata solo da pochi giganti.


Dopo alcune avventure in Nord Africa, e un incontro ravvicinato con le sirene, Bruto scopre un altro gruppo di Troiani esiliati, che vivono sulle rive del Mar Tirreno, guidati da un prodigioso guerriero chiamato: Corineo, che in seguito divenne re della Cornovaglia.
Dopo aver vagato tra le isole del Mar Tirreno, Bruto, attraversò la Gallia, dove fondò la città di Tours, e infine giunse in Gran Bretagna, divenendo il capostipite del popolo dei britanni.
Il suo regno corrisponderebbe al tempo del sommo sacerdote Eli, giudice e custode dell'Arca dell'Alleanza, in Silo, quando l'Arca dell'Alleanza venne presa dal Filistei. (rif. Et in Arcadia Ego: i MitideiPopoli del Mare).
Il nipote di Brito (secondo Goffredo di Monmouth) sarà Ebrauco (o Eburiaco), che ebbe venti mogli, venti figli e trenta figlie: le figlie le mandò spose in Etruria,.
Una linea di sangue che, come nel mito di Alfeo, sembra unire l'Arcadia, gli Etruschi (Popoli del Mare) e la sacra stirpe del Graal, tanto da poter affermare: Et in Arcadia Ego.






[1] Non dimentichiamo ancora questa altra coincidenza della suocera di Plinio il Giovane (Pompeia Celerina) e sul capostipite dei britanni Brito (Brittius).

"Celer’s daughter Pompeia Celerina married twice. Her first husband was Lucius Venuleius, a Frater Arvalis, patron of Pisae, and Britannia proconsul suffectus. 
Her second husband was Fulvius Gillo Brittius, Britannia consul suffectus and proconsul of Asia".

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