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domenica 15 aprile 2018

Et in Arcadia Ego e Tego Arcana Dei.

La prima citazione di "Et in Arcadia Ego" è presente nel carme di Ausonio (IV sec dC): "(...) farò fra questi rustici la sepoltura tua famosa e celebre. Et da' monti Thoscani et da' Ligustici verran Pastori (...) Et in Arcadia Ego".
Dai monti Toscani (e Liguri?) proviene la discendenza della consorteria sacerdotale edomita dei Mi Beth El (traduzione letterale "dalla Casa del Signore") di Giacomo di Alfeo, deportati dopo la distruzione del secondo Tempio di Gerusalemme da Tito nel 70 dC.

Significato segreto per le frasi di Et in Arcadia Ego e I Tego Arcana Dei.
di Matteo Bernecoli


Le due frasi diverse, Et in Arcadia Ego, e I Tego Arcana Dei, potevano contenere una potente comprensione nella ricerca dell'uomo di saggezza.
“Nascondo i Segreti di Dio.”
Tego Arcana Dei insieme a Et in Arcadia Ego, può avvisare il lettore di quale azione deve essere intrapresa per poter entrare in "Arcadia" (stato dell'essere o luogo).
Il processo di cambiamento usato per rivelare il messaggio nascosto (attraverso l'uso dell'anagramma), potrebbe suggerire e condividere questa saggezza. Potrebbe essere la necessità di un cambiamento interiore. L'azione essenziale del cambiamento nasconde i segreti di Dio.

Questo cambiamento è "come una morte del tuo sé presente". Il sé contiene tutti gli elementi, come gli anagrammi contengono tutte le lettere, ma ha bisogno di "cambiato" o "realizzato". E la tomba rappresenta questo? Rappresenta il cambiamento nel cuore?
Poiché i personaggi del dipinto si posarono sulla tomba e si riflettevano sul significato, si potrebbe dire che realizzarono che l'azione richiesta dall'uomo (loro stessi) per entrare in "Arcadia" è un cambiamento o consapevolezza spirituale. È fondamentale e deve essere ricercato. Amare Dio con tutto il tuo cuore
Solo su questo cambiamento, puo 'in Arcadia che vado'.
L’uso dell'anagramma è la trasposizione di lettere e accenni al livello segreto di comprensione per le frasi Et in Arcadia Ego e I Tego Arcana Dei.
Nascondere i Segreti di Dio sta confermando la trasformazione necessaria in un uomo; il cambiamento del cuore di un uomo, una rinascita o morte alla vita.
Questo punto di "morte" (forse la ragione per la tomba (cuore?)) Potrebbe essere inteso per nascondere i segreti di Dio.
Questo stesso concetto è offerto nelle parole, Eadem Mutate Resurgo; Sebbene sia cambiato, sorgerò lo stesso. Trasmette lo stesso messaggio esattamente come un anagramma che comprende le "stesse lettere" ma è "cambiato" (in un ordine diverso). Attraverso questo processo di cambiamento / crescita, l'uomo scopre. Curiosamente, la frase Eadem Mutate Resurgo si trova in un altro puzzle in cerca del Santo Graal. Quel libro si chiama The Ultimate Quest.
Si può aggiungere che il secondo enigma della serie Maranatha, intitolato Maranatha, I Tego Arcana Dei, aveva una copertina del libro verde. Il verde ha rappresentato "nuovo" o "cambiato" da migliaia di anni. Sembrerebbe possibile che almeno una parte del motivo dell'inclusione delle enigmatiche frasi di Et in Arcadia Ego e I Tego Arcana Dei come sottotitoli, potrebbe essere stato suggerire l'azione richiesta dal ricercatore per la Chiave e il Graal.
Lo stesso si potrebbe dire per il motivo per cui è stato il primo e mai usato.
L'uso misterioso di Et in Arcadia Ego che circonda il mistero di Rennes potrebbe essere visto per rivelare la stessa saggezza.

martedì 30 gennaio 2018

Il Grande Stabilimento di Manoscritti di Rosslyn

Di Guillame Beaujeau
Uno dei tesori della Libreria Nazionale di Scozia è il manoscritto realizzato a Rosslyn nel 1456 circa. Secondo quanto riportato sullo stesso, Gilbert Hay, cavaliere, ne effettuò la traduzione e produsse le 3 parti a forma di portafoglio seguendo le istruzioni di William Sanctclare di Rosslyn. Un piccolo riquadro (Patricus Lowes Me Ligavit), unito al nastro di pelle, indica che il rilegatore fu Patrick de Lowis, un cittadino di Rosslyn che morì nel 1466. Quel nastro di pelle, finemente lavorato, è riconosciuto come il più importante esempio del suo genere nelle Isole Britanniche. Questo è solo uno dei molti manoscritti conosciuti ad essere associati a Rosslyn. I fabbricanti di carta, traduttori ed amanuensi facevano certamente parte dello stabilimento annesso alla grande libreria di Rosslyn Castle saccheggiata nel 17° secolo. Grazie alla traduzione e riproduzione di questi si pensa che Rosslyn poteva essere collegata con Anju in Francia (alcuni dei lavori prodotti a Rosslyn si sa che hanno avuto origine là).
5 manoscritti ricollegabili a St. Clair sono nella Libreria Nazionale di Scozia e ciascuno porta una o più firme sue. Uno di questi è un gigantesco compendio di 1000 pagine scritte a mano principalmente da James Mangnet nel 1488 circa. Commissionato da William St. Clair, che dall’intestazione risulta essere il primo proprietario, esso contiene Leggi della Corporazione, Leggi Forestali nonché Leggi e Costumi dei Maestri d’Ascia. Tutte norme vitali per le Corporazioni Operative Scozzesi! Un lavoro necessario anche per le indicazioni legali dei loro patroni, protettori ed arbitri ereditari: i St. Clairs di Rosslyn. 
Questo scritto è la traduzione di una parte del libro sottostante, acquistabile, in inglese, presso lo store della Cappella di Rosslyn.

sabato 20 gennaio 2018

I Templari sono nati in Italia

“La storiografia ufficiale sui Templari afferma da sempre che il primo Gran Maestro dell'Ordine, Hugues de Payns, avesse origini francesi (...), ma esistono fonti storiche certe che avvalorino tale comune convinzione? La versione originale di: "Historia rerum in partibus transmarinis gestarum" di Guglielmo di Tiro, libro 12, Capitolo 7, fa riferimento al: "viri venerabilis, Hugo de Paganis" e non a Hugo de Payns. Nel Medioevo era molto frequente l'uso della y al posto della "i". Pains era anche un errore comunemente commesso nella trascrizione del termine pisano (...) "A scrivere la storia sono i popoli vincenti, sicché ai perdenti non resta altro che tramandare la loro verità con il velato linguaggio dei simboli o sussurrandolo all'orecchio di persone fidate (...) La storia è spesso usata come strumento di propaganda del sistema dominante allo scopo di cancellare ogni scomoda realtà contraria al suo potere (...)" Chi fu quindi il primo Gran Maestro dei Templari? Quale fu il contesto storico, spirituale, misterico che condusse alla formazione dell'Ordine Templare? Il libro di Massimo Agostini: "Et in Arcadia Ego: i miti dei Popoli del Mare" Tipheret Editore, attraverso alcuni documenti ritrovati nell'archivio segreto di una nobile famiglia Toscana, fornisce interessanti ipotesi e verità sull'origine italiana dell'Ordine dei Cavalieri Templari. Ugo de Pagani EMI(u)raici di Pisa (... m 1136) dell'antica famiglia etrusca dei Venulei, viene indicato come primo Gran Maestro dei Templari. La Repubblica marinara di Pisa ebbe un ruolo fondamentale nelle Crociate, fornendo uomini e mezzi. Nota agli storici locali l'importate presenza a Pisa di un Priorato dell'Ordine dei Cavalieri di San Giovanni e dei Templari. Centro culturale del mondo ebraico, Pisa, attraverso i mercanti ebrei divenne il fulcro di scambi culturali, con la riscoperta di antiche tradizioni religiose impregnate dei segreti del Tempio di Gerusalemme. La nobile famiglia dei Pagano Emb(u)riaci, imparentata con importanti famiglie normanne, discendeva dagli Esilarchi, ovvero i discendenti della stirpe davidica in esilio, e per questo depositati di un'antica conoscenza!

domenica 7 gennaio 2018

Il segreto iniziatico nella via del cuore


Nel mondo iniziatico si sente spesso affermare che la verità non è rivelabile, ed è così: come spiegare le proprie esperienze interiori, come far comprendere agli altri un vissuto che non gli appartiene.
Ognuno vive la solitudine del proprio divenire pur condividendo con altri, emozioni, amori, esperienze quotidiane di vita. L’unico amico che ci è concesso di conoscere è infatti lo specchio della nostra essenza con la quale ci troviamo, se osservatori attenti, ad un confronto serrato unico,
assoluto, universale.
Nessun essere che è altro da noi, per quanto amato e caro, potrà mai comprendere la nostra sensibilità, i nostri più nascosti pensieri, le nostre emozioni, desideri, conoscenze.
Viviamo con gli altri, ma alla fine ognuno si ritrova solo con se stesso, una solitudine che sembra appartenere a chi ama e fortemente sente l’immensità dell’anima, divenendo buona amica per chi, dotato di sensibilità, cerca di vivere consapevolmente l’esperienza interiore delle proprie emozioni.
Riflettere su se stessi, la pratica del silenzio, il simbolico abbandono dei “metalli”, ovvero del materialismo inteso come inconsapevole vissuto di ogni quotidiano divenire; costituiscono in questo percorso le fasi simboliche di un costante, duro, intimo, lavoro personale, senza limiti e confini, guidato esclusivamente dal proprio solitario rapporto evocativo con gli antichi e misterici insegnamenti, con il simbolismo di un Tempio e, se si è fortunati, con gli stimoli di pochi illuminanti Maestri.
Il viaggio iniziatico è un viaggio di purificazione durante il quale ci si deve liberare delle parti più negative del sé. L’impulso negativo si presenta come forza autonoma sotto le sembianze di un animale terribile. Il neofita deve impegnare una dura lotta con questa forza antagonista che tende ad uccidere la sua anima. Scopo dell’iniziato non è però di uccidere la bestia, ma piuttosto di sottometterla.
L’anima nera spesso spaventa e per questo evitiamo di guardarla nella sua vera essenza e se potessimo vorremmo anche ucciderla.
Antichi rituali parlano di: Visita Interiora Terrae Rectificando Invenies Occultum Lapidem (Veram Medicinam) e il rettificare corrisponde all’incontro con la propria essenza più negativa (la bestia, l’anima nera) non per ucciderla, ma per conoscerne tutta la sua potenza, e se ci riesce, usandola
per trovare la propria luce più splendente.

Chi percorre le strade della conoscenza iniziatica si ritrova quindi inevitabilmente a “fare i conti” con la natura duale della propria essenza, vivendo il contrasto cromatico tra il bianco ed il nero della propria intima natura, attraverso lo strumento che i massoni indicano come V\I.\T\R\I\O\L\, ovvero in un processo di intima conoscenza del proprio Sé (Visita Interiora Terrae) per comprendere che è possibile divenire osservatore distaccato e padrone della propria natura (Rectificando), allo stesso modo dell’auriga platonico che governa le opposte nature dei suoi due cavalli (espressione del dualismo dell’anima) per raggiungere l’iperuranio, fonte di ogni illuminata realizzazione (Invenies Occultum Lapidem).
Il nostro operare nella vita dovrebbe essere perciò scevro da verità rivelate, presupposto di ogni possibile pregiudizio, ma bensì essere caratterizzato da percorsi, intimi, personali, esclusivi, di consapevolezza; una consapevolezza che non può essere frutto di insegnamenti più o meno dotti o di erudite cognizioni, trovando più sicuro alimento proprio in quell’intima esperienza di analisi, e nel personale confronto con la propria e altrui essenza.
Se hai dubbi, studia, dopo lo studio medita, formula asserzioni, cerca conferme, dubita ancora”, raccomandava ai fratelli uno dei miei più cari Maestri di Alchimia Spirituale, Bernardo Shin, al secolo Giordano Bruno Galli.
L’essenza di un percorso iniziatico impone quindi dubbi e domande continue, alle quali nessuno potrà mai dare risposte nella ricerca della Verità, essendo ogni verità posta nel cuore di ogni uomo “libero e di buoni costumi”.
In tutte le tradizioni iniziatiche il cuore è infatti il centro spirituale dell’individuo, ovvero il luogo mistico dell’ascolto e dell’incontro con la propria energia potenziale, fonte primaria di Verità. Giustizia e Amore.

Anche per la Bibbia il cuore è una realtà più ampia, che include tutte le forme della vita intellettiva, tutto il mondo degli affetti e delle emozioni, nonché la sfera dell’inconscio in cui affondano le radici di tutte le attività dello spirito.
Per gli Ebrei, il cuore è considerato la sede del potere insito nella prima lettera dell’alfabeto, Alef, che nella ghimatriah cabalistica ha il valorenumerico di trentadue (due lettere Yud contrapposte e in mezzo due lettere Vev) corrispondente alla parola ebraica Lev, che appunto significa cuore.
Il cuore, al pari della lettera Alef, è perciò espressione della Luce divina, e strumento di unione tra macrocosmo e microcosmo, tra coscienza umana e divina, tra finito e infinito; tra Sé inferiore e Sé superiore; tra l’essenza caotica e torbida dell’inconscio e il mondo della “coscienza rivelata”.
Quindi la scintilla di verità è nel cuore e il cuore, sede di Verità e Giustizia, rappresenta lo strumento iniziatico per la propria compiutezza.
Per colui che ricerca questa Verità iniziatica è inevitabile incontrare ostacoli e difficoltà, dovendo sperimentare l’incontro con la propria essenza più oscura, quell’anima nera che, come belva vorace, è capace di divorare ogni anelito di realizzazione nella Luce.
Specchiarsi nel proprio Sé più bestiale, prendere coscienza del demone insito nel proprio essere, rappresenta la parte più terrificante e angosciante del sogno iniziatico.
Il bene e il male, nella loro suprema potenza inconscia, emergono in un terrificante contrasto di forze che si materializzano nei peggiori pensieri o nella più luminosa gioia.
La manifestazione è spesso il frutto del nostro pensiero, l’archetipo ha in sé il tutto e sta all’uomo sapersi unire al dolore o alla gioia e scoprire forse che entrambe non esistono se non come frutto del pensiero.
Un cammino che per alcuni può proseguire verso più elevati livelli di giustizia ed equilibrio, attraverso un percorso di consapevolezza interiore, che assume la valenza di una conoscenza superiore, dove forza e bellezza trovano giusta sintesi nella sapienza iniziatica di colui che tutto vede.
Tale processo iniziatico lo ritroviamo simbolicamente espresso in molti simboli del tempio massonico, non solo nel pavimento a scacchi bianchi e neri, ma anche nella Luna (Iside) e nel Sole (Osiride) che, posti ai lati del triangolo divino, e dietro allo scranno del Maestro Venerabile, donando a quest’ultimo l’immagine di colui tutto vede, con un richiamo all’antica sapienza egizia, che indicava nell’occhio di Osiride resuscitato in Horus, il magico connubio degli opposti.

L’uomo che ha in sé equilibrio e giustizia è solo colui che non si fa sopraffare dai demoni del proprio inconscio poiché ha infatti compreso, non solo come domare il drago interiore, ma bensì come sfruttarne la potenza distruttrice per raggiungere le acque cristalline della realizzazione.
In questi passaggi è forte il messaggio che la rivelazione divina è in noi e non fuori di noi. Solo una ricerca attenta della nostra essenza più intima, valicando il velo dell’inconscio, consente all’uomo libero di accedere alle stanze segrete di ogni magica rivelazione.
La conoscenza conduce inevitabilmente a comprendere che l’essenza del viaggio ha in sé il principio della libertà, di un sentire scevro da ogni dogmatica e fideistica interpretazione, e quindi da pregiudizi e condizionamenti, al fine di sottrarre il proprio io al grigiore del volgo pensante, potendo interrompere circonvoluzioni mentali che nulla hanno a che vedere con lo scopo della nostra sacra vita.
Il sentiero iniziatico, nella consapevolezza del saggio, non può che fondarsi nei principi di tolleranza e fratellanza, affinché anche chi è diverso da noi non assuma l’aspetto del selvaggio, ma al contrario diventi ricchezza inesauribile per la nostra realizzazione.
Nello spirito di per questo sentire ringrazio fraternamente per lo spazio concessomi nella vostra prestigiosa rivista.



articolo di Massimo Agostini pubblicato sulla rivista 

sabato 6 gennaio 2018